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aprigliocchisenonbasta

Auspica?

diario 26/9/2008



( fonte: http://www.etimo.it/ )

Auspicare, etimologicamente parlando, significa "guardare gli uccelli".

A parte la facile battuta, indicava quindi in origine lo scrutare il cielo alla ricerca di un segno divino nelle traiettorie dei volatili, e oggi per estensione caldeggiare, sperare, augurarsi. Augurarsi.

E' un termine tornato molto in voga al giorno d'oggi, specialmente in politica dove le parole semplici non trovano facilmente posto perchè demagogiche, populiste, sovversive, facinorose.

Saramago (lo so, l'ho citato mille volte ma tant'è) in "Saggio sulla lucidità" scrive:

"L'ultima frase ad effetto del primo ministro, [...] fu pregiudicata da un Buonasera che suonò falso, ecco cos'hanno di simpatico le parole semplici, non sanno ingannare."

Torniamo alla parola da cui trae spunto questo post. Nei comunicati ufficiali del Quirinale la troviamo quasi settanta (70) volte nell'ultimo biennio ( nelle varie declinazioni verbali e sostantivali ); che non sarebbe poi tanto considerate le numerose dichiarazioni rilasciate dal Capo dello Stato, ma è una di quelle parole che al giorno d'oggi in certi contesti mi piacerebbe non sentire mai. Giusto per non doversi  sentire troppo spesso, Italia e tutto, in mano alla Provvidenza.

Anche nell'ultimo comunicato, in merito alle future riforme all'amministrazione della Giustizia (26-09-2008 Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del XII Congresso dell'Unione Camere Penali ), si auspica, questa volta per interposta istituzione: 

"La funzionalità del sistema rappresenta condizione imprescindibile per l’effettiva affermazione dei diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione e, come auspica l’Unione delle Camere Penali, dovrà essere perseguita senza compromettere la “qualità del processo” e aprendo un “cantiere” di riforme organiche e concrete. La sensibilità manifestata dall’avvocatura potrà costituire stimolo e impegno per tutti gli operatori a elaborare, in un contesto di comuni responsabilità, proposte il più possibile condivise che rappresentino il frutto di un dibattito costruttivo nel quale siano assenti atteggiamenti di pregiudiziale contrapposizione."

A parte le spiccate doti di chiarezza e sintesi del redattore del comunicato, fa piacere notare che su un tema vitale per il paese come l'amministrazione della Giustizia si auspichino proposte il più possibile condivise. Più della metà, giusto per fare un'ipotesi potrebbe già essere il più possibile di condivisione, se il resto non condivide. E mi risulta che la maggioranza possa tranquillamente essere "il più possibile" anche da sola, e non si periti a far valere il suo "più possibile" di dialogo (ovvero qualcosa di fortemente tendende al monologo) in ogni occasione: lo esalta invece sempre più spesso, senza il minimo accenno di vergogna, come decisionismo.

Suggerirei al redattore anche di evitare il termine "cantiere", considerato che non è propriamente il luogo più sicuro dove lavorare in tranquillità.

Un grazie a Beppe e alla gente che ancora, ed anzi soprattutto ora, fa attenzione alle parole.

Beppe Grillo: Quando un operaio muore

Napolitano: Ho firmato il Lodo Alfano, ma non chiamatemi in causa!

Intervista a Saramago (non c'entra ma mi andava di aggiungerla)

Saramago su "Saggio sulla lucidità", schede bianche, democrazia, parole (c'entra e mi andava di aggiungere anche questa)