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Berlusconi: "La crisi è passata". Le domande, invece, restano.

diario 17/5/2009


Mi chiedo spesso come vivrei se avessi una mia propria tranquillità economica.
Se riuscirei a dedicarmi appieno alla mia vita presente, o se continuerei a vederla come parte di un sistema in declino, sentendo ancora la necessità in qualche modo di fare la mia parte nel tutto per poter evitare il possibile declino anche della mia vita futura.

In sintesi mi chiedo se sarei conscio dell'esistenza di un problema paese pur in assenza di difficoltà personali. Per quanto mi riguarda credo di sì, ma penso che per molte persone non sia così.

Se la crisi in Italia è meno avvertita che in altri paesi è perchè le generazioni precedenti alla mia hanno avuto almeno modo di mettere da parte qualche soldo, potersi fidare di un apparato pensionistico valido, confidare nella certezza e disponibilità di lavoro, non dover ricorrere al mercato creditizio per vivere una vita dignitosa.

Se Berlusconi riesce ancora a essere credibile è perchè non siamo ancora arrivati al momento in cui la tragedia della politica scellerata degli ultimi trent'anni travolgerà la maggior parte della popolazione e lo scandaloso conflitto d'interessi che gli permette di controllare direttamente o indirettamente la maggior parte dell'informazione non basterà più a prendere in giro un numero sufficiente di elettori: cosa attualmente possibile solo per il fatto che "siamo il Paese più vecchio del mondo con una percentuale di popolazione anziana over 60 del 24,5%". Buona parte di queste persone e nei migliori casi i loro familiari, bene o male non finiranno per la strada, quindi non sentono la crisi viva sulla propria pelle.

Quindi, le loro vite sono rimaste sostanzialmente le stesse.

Poi arriva Berlusconi e dice che la crisi è passata, ora si tende a migliorare.
Mi chiedo che crisi possa aver sentito sulla propria pelle Berlusconi: ultimamente forse solo quella che poteva derivare dalla vicenda Letizia, con l'essere stato messo in pessima luce agli occhi del mondo e del suo elettorato dalla persona che più lo dovrebbe conoscere, sua moglie Veronica.

Ed è curioso come, dopo aver dovuto ammettere dopo mesi di sottovalutazione che la crisi economica esiste ed è grave anche in Italia, ora, accorgendosi che la sua crisi personale non ha destato troppo clamore (in Italia), torni a elargire e suggerire il suo ottimismo sulla crisi economica a tutti gli italiani.

E' sempre stato così. Berlusconi è lì perchè non viene mai messo in crisi, qualcunque cosa dica o faccia. Nessuno esige da lui risposte.

Nessuno ha voluto interessarsi su come, dove, da chi abbia preso i soldi per iniziare la sua attività imprenditoriale (e non parliamo di spiccioli);

nessuno ha mai chiesto che relazione ci sia fra la sua iscrizione alla P2 e la coincidenza quasi assoluta di quasi tutti i punti del Piano di Rinascita Democratica e l'azione dei suoi governi;

nessuno ha mai chiesto perchè ospitasse in casa un mafioso pluricondannato (anche all'ergastolo) quale Vittorio Mangano;

nessuno ha chiesto spiegazioni per gli esiti, di enorme rilevanza politica e sociale, dei numerosi processi che lo hanno visto e lo vedono coinvolto;

nessuno ha chiesto spiegazioni sulla vicenda di Virginia Saint Just e del marito agente segreto che ha denunciato Berlusconi, nè delle intercettazioni con Saccà;

nessuno ha fatto decine di altre domande pertinenti e necessarie quando andavano fatte e quasi tutti continuano a non farle ora: perchè, come ha scritto di recente il premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, Berlusconi
"è riuscito nell’impresa di dividere il popolo italiano in due parti: quelli cui piacerebbe essere come lui e quelli che già lo sono."

Ed il bello è che lui, alle domande pertinenti, non risponde. Sarebbe splendido vederlo ogni giorno protagonista di queste imbarazzanti scenette:






E allora, fateci il piacere voi che le domande gliele potete fare, ex mogli, amiche, amici, giornalisti, politici: esigete da lui le risposte che non vuole dare, come sta facendo Repubblica per l'ultima vicenda. Mettetelo di fronte alle sue responsabilità: è il minimo che si chieda a chiunque, lo si fa anche con l'ultimo degli stronzi, non sarebbe tanto più lecito  farlo con il Presidente del Consiglio? Altrimenti rischiamo di dover pensare, come scrive Ezio Mauro che sia "molto più difficile, per il Cavaliere, rispondere alle domande del nostro giornale. Anzi, impossibile. Berlusconi non sa rispondere, davanti alla pubblica opinione, perché con ogni evidenza non può."

In fondo, diciamola tutta, non vi si chiederebbe niente di nuovo o spregiudicato: basterebbe si ricominciasse a fare quello che faceva la Padania nel 1998, quando la Lega, ancora, "ce l'aveva duro".

Perchè, tornando a Josè Saramago "la Storia d’Italia per qualcuno è sorprendente. Per esempio, sorprende che nessuna voce italiana (almeno che io sappia) abbia ripreso, adattandole ma di poco, le parole di Cicerone: “Fino a quando, Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?”. Bisognerebbe provarci, magari si avrà qualche risultato e magari, per questo o per qualche altro motivo, l’Italia tornerà a sorprenderci."

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permalink | inviato da Cesare Lazzini il 17/5/2009 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

Informazione a rimorchio

diario 24/3/2009

In Italia i giornalisti tendono a dimenticare spesso uno dei loro ruoli più importanti, quello di controllori del potere, e ad occuparsi solo di ciò che il potere suggerisce. Ce lo conferma anche Klaus Davi, in un sussulto di franchezza, durante l'intervista al procuratore Raffaele Guariniello, l'argomento è d'altronde sostenuto da tempo da Grillo, Travaglio e tanti altri elementi ritenuti sovversivi e faciloni.



PS: mentre scrivevo questo breve post, Berlusconi è tornato ad attaccare quelli che probabilmente ritiene abusi della magistratura affermando "La cosa drammatica e' che i dirigenti di Impregilo dopo aver fatto questo lavoro dell'Alta velocita' che ha del miracoloso sono stati condannati a cinque anni dalla magistratura di Firenze dopo essere stati assolti da quella di Bologna. E' qualcosa di patologico, una metastasi del nostro paese contro cui dobbiamo reagire perche' c'e' qualcuno che usa la legge come un Moloch che deve colpire".

Per favore, qualcuno spieghi a quest'individuo che gli investimenti non arrivano per la lentezza della giustizia, non perchè le aziende temano la magistratura italianaCome ha spiegato bene Ayala ad Omnibus (al minuto 11:05 ) le infinite traversie derivanti alle aziende dall'esasperante protrarsi di eventuali procedimenti penali cui si trovassero implicate in Italia, le trattengono dall'investire qui. Ma la responsabilità non è propriamente dei magistrati, quanto di chi negli anni non ha mosso un dito per permettere che la giustizia in Italia funzioni. O ne ha mosso più d'uno ma solo per rallentarne il funzionamento, inneggiando a vanvera al garantismo ove sarebbe stato più corretto utilizzare il termine impunità.

"In Italia la crisi minaccia la libertà di stampa" (Miguel Mora, "El pais")

diario 24/3/2009

"Il Governo manovra per piazzare uomini di fiducia a capo dei giornali di maggior prestigio [...] Dietro a questo movimento tellurico in elaborazione risuona il solito nome: Silvio Berlusconi, magnate dei media e primo ministro, il cui nuovo obiettivo sono le due testate giornalistiche milanesi di maggior prestigio, Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, e Il Sole 24 Ore, il principale giornale economico nazionale. [...]

Il nucleo dirigente del gruppo RCS (editore di Unedisa in Spagna) e proprietario del Corriere, spiega Marzo, ha ritirato la fiducia al direttore del quotidiano, Paolo Mieli, e sta valutando due sostituti: il primo, Carlo Rossella, sponsorizzato da Berlusconi e il secondo, Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero che, come ricorda Marzo, “divenne famoso durante l’ultima notte elettorale perchè fu pizzicato da una telecamera mentre concordava al telefono con il portavoce di Casini (leader dei democratici dell’UDC e genero dell’editore del quotidiano) il titolo principale che avrebbe piazzato il giorno dopo”.

Rossella è il presidente di Medusa, società di distribuzione cinematografica di Berlusconi, ed ha ricevuto la benedizione de Il Giornale, quotidiano della famiglia del magnate che ha ricordato che il Cavaliere “lo tiene particolarmente a cuore e gli ha già dato l’incarico di dirigere le sue due più grandi testate, Panorama e TG5 [ il telegiornale di Canale 5]”. [...]

Mentre questo disegno politico prende corpo, i media italiani cercano, per quanto possibile, di tener testa a questa tempesta. Il presidente del RCS Piergaetano Marchetti, che ha visto nel 2008 scendere i profitti del gruppo a 38 milioni di euro rispetto ai 220 milioni del 2007, ha confermato che stanno soffrendo “tagli pubblicitari feroci ed immediati”.

(fonte: Italia dall'Estero)

Manifestarsi, non manifestare. La manifestazione che sogno.

diario 8/2/2009

Breve riassunto di "Saggio sulla lucidità" di Josè Saramago: in un paese immaginario la maggior parte della popolazione vota scheda bianca. Senza esservi istigata da alcuno, senza alcun accordo generale, per caso, per scelta. Il governo non si capacita che l'accaduto sia dovuto alla somma massiva di scelta e coscienza individuali, alla perdita di fiducia in una falsa politica rappresentativa, e cerca ogni possibile spiegazione, ogni capro espiatorio, indaga, strepita, si terrorizza della gente. Cerca di sobillare gli animi sfruttando come d'uso l'invasività dei media, arriva ad abbandonare la capitale e le sedi istituzionali, ma nessun cittadino commette passi falsi, nessuno è più suscettibile alle parole, nessuno si fa più orientare dalla propaganda mediatica. Finchè il governo non adotta la strategia del terrore (e fa in grande quello che Cossiga nel mondo reale ha suggerito in piccolo), cerca di scatenare il putiferio. Con un autoattentato, la cui responsabilità imputare poi a quelli che spregiativamente definisce "biancosi", in cui muoiono 27 cittadini.

Ecco come i cittadini rispondono a questa incredibile offensiva, a questo ignobile tentativo di alzare i toni:

"Tre giorni dopo l’attentato, di buon mattino, le persone cominciarono a riversarsi nelle strade. Procedevano in silenzio, gravi, molti innalzavano bandiere bianche, tutti una fascia bianca al braccio sinistro, e non vengano a dirci, i protocollisti di esequie, che un segno di lutto non può essere bianco, quando siamo al corrente che in questo paese lo era, quando sappiamo che per i cinesi lo è sempre stato, per non parlare, poi, dei giapponesi, che ora sarebbero tutti in blu se il caso riguardasse loro. Alle undici la piazza era piena, ma non si udiva altro che l’immenso respiro della folla, il sordo sussurro dell’aria che entrava e usciva dai polmoni, inspirare, espirare, alimentando di ossigeno il sangue di questi vivi, inspirare, espirare, inspirare, espirare, finché all’improvviso, non completiamo la frase, quel momento, per quelli che son qui, sopravvissuti, deve ancora arrivare. Si vedevano tanti fiori bianchi, crisantemi a bizzeffe, rose, gigli, piante, qualche fiore di cactus di un candore traslucido, migliaia di margherite cui si perdonava il bottoncino nero al centro. Allineate a venti passi, le casse furono issate in spalla da parenti e amici dei defunti, quelli che ce li avevano, portate in corteo funebre sino alle fosse, e poi, sotto la guida abilitata dei professionisti della sepoltura, una dopo l’altra calate con le corde fino a toccare con un suono cavernoso il fondo. Le rovine della stazione sembravano esalare ancora un odore di carne bruciata. [...]  Le fosse erano ancora aperte quando qualcuno, senza dubbio con la migliore delle intenzioni, si fece avanti per pronunciare un discorso, ma il proposito fu immediatamente contestato dagli astanti, Niente discorsi, qui ognuno col proprio dispiacere e tutti con la stessa pena. [...] Al contrario di quanto avevamo supposto, la folla non si è dispersa, la manifestazione prosegue, e ora avanza in massa, per tutta l’ampiezza delle strade, in direzione, secondo le voci che circolano, del palazzo del capo dello stato. E le rimane di strada, niente di meno, che la residenza ufficiale del primo ministro. I giornalisti della carta stampata, della radio e della televisione che accompagnano la testa della manifestazione prendono nervosamente appunti, descrivono gli eventi via telefono alle redazioni in cui lavorano, sfogano, eccitati, le proprie inquietudini professionali e di cittadini, Qui nessuno sembra sapere come andrà, ma abbiamo motivi per temere che la folla si stia preparando a prendere d’assalto il palazzo presidenziale, non essendo da escludere peraltro, anzi lo ammettiamo come altamente probabile, che andrà a saccheggiare la residenza ufficiale del primo ministro e tutti i ministeri che incontri, non si tratta di una previsione apocalittica frutto del nostro sgomento, basterà guardare i volti scomposti di tutta questa gente, si vede che non c’è alcuna esagerazione nel dire che ciascuna di queste facce reclama sangue e distruzione, e così giungiamo alla deprecabile conclusione, ancorché ci costi molto dirlo a voce alta e a tutto il paese, che il governo, che si era mostrato tanto efficiente in altri frangenti ed è stato perciò applaudito dai cittadini onesti, ha agito con una censurabile imprudenza quando ha deciso di lasciare la città abbandonata agli istinti delle folle infuriate, senza la presenza paterna e dissuasiva dei rappresentanti dell’autorità nelle strade, senza polizia d’assalto, senza gas lacrimogeni, senza autobotti, senza cani, insomma, senza freni, per dire tutto con una sola espressione. Il discorso della catastrofe annunciata raggiunse il punto più alto dell’isterismo informativo in vista della residenza del capo del governo, un palazzotto borghese in stile tardo ottocentesco, a quel punto le grida dei giornalisti si trasformarono in strepiti, E ora, E ora, ora tutto può accadere, che la vergine santissima ci protegga tutti, che i gloriosi mani della patria, lassù dall’empireo cui sono ascesi, possano ammansire i cuori collerici di questa gente. Tutto sarebbe potuto accadere, veramente, ma alla fine non è accaduto niente, salvo che la manifestazione si è fermata, questa piccola parte che ne vediamo, all’incrocio in cui il palazzotto, con il suo giardinetto intorno, occupa uno degli angoli, mentre il resto deborda lungo la strada, nelle piazze e nelle vie limitrofe, se gli aritmetici della polizia fossero ancora qui direbbero che, in tutto, non erano più di cinquantamila persone, quando il numero esatto, il numero autentico, perché le abbiamo contate tutte, una per una, era dieci volte superiore.

Fu qui, con la manifestazione ferma e in assoluto silenzio, che un arguto cronista della televisione scoprì in quel mare di teste un uomo che, nonostante avesse un cerotto che gli copriva quasi metà della faccia, poté comunque riconoscere, e tanto più facilmente quanto è vero che al primo colpo d’occhio aveva avuto la fortuna di captare, fugace, un’immagine della guancia sana, che, come si capirà senza difficoltà, tanto conferma il lato della ferita come ne è confermata. Trascinandosi appresso l’operatore di ripresa, il cronista cominciò a farsi strada in mezzo alla folla, dicendo a destra e a manca, Permesso, permesso, lasciate passare, fate strada, è molto importante, e subito dopo, quando ormai si trovava vicino, Signor sindaco, signor sindaco, per favore, ma quello che stava pensando non era tanto cortese, Che diavolo c’è venuto a fare questo tipo. I cronisti sono generalmente dotati di buona memoria e questo qui non aveva dimenticato il pubblico affronto di cui la corporazione informativa era stata vittima immeritata la notte della bomba da parte del sindaco. Ora l’avrebbe saputo, lui, come dolevano. Gli piazzò sotto il naso il microfono e fece all’indirizzo dell’operatore di ripresa un segnale a mo’ di setta segreta che tanto poteva significare Registra come Schiaccialo, e che, nella situazione attuale, probabilmente significherebbe l’una e l’altra cosa, Signor sindaco, mi permetta di manifestarle il mio stupore di incontrarla qui, Stupore, perché, L’ho appena detto, per il fatto di vederla in una manifestazione del genere, Sono un cittadino come tanti, mi manifesto quando e come voglio, e tanto più ora che non è necessario chiedere autorizzazioni, Lei non è un cittadino qualunque, è il sindaco, Si sbaglia, non lo sono più da tre giorni, pensavo che la notizia fosse già nota, Che io sappia, no, fino a ora non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in merito, né dal comune, né dal governo, Suppongo non ci si aspetti che io convochi una conferenza stampa, Si è dimesso, Ho abbandonato l’incarico, Perché, L’unica risposta che ho da darle è una bocca chiusa, la mia, La popolazione della capitale vorrà conoscere i motivi per cui il suo sindaco, Glielo ripeto, non lo sono più, I motivi per cui il suo sindaco ha aderito a una manifestazione contro il governo, Questa manifestazione non è contro il governo, è di cordoglio, le persone sono venute a seppellire i propri morti, I morti sono già stati seppelliti e, nonostante ciò, la manifestazione prosegue, come lo spiega lei, Lo domandi a queste persone, In questo momento è la sua opinione che mi interessa, Io vado dove vanno loro, nient’altro, Simpatizza con gli elettori che hanno votato scheda bianca, con i biancosi, Hanno votato come volevano, la mia simpatia o la mia antipatia non ha niente a che vedere con il caso, E il suo partito, che dirà il suo partito quando verrà a conoscenza che ha partecipato alla manifestazione, Glielo domandi, Non teme che le verranno applicate delle sanzioni, No, Perché ne è tanto sicuro, Per la semplicissima ragione che non sono più nel partito, L’hanno espulsa, L’ho abbandonato, proprio come avevo abbandonato la carica di sindaco, Qual è stata la reazione del ministro dell’interno, Glielo domandi, Chi le è subentrato o le subentrerà nella carica, Indaghi, La vedremo in altre manifestazioni, Si faccia vedere e lo saprà subito, Ha lasciato la destra, dove ha fatto tutta la sua carriera politica, e ora è passato alla sinistra, Uno di questi giorni spero di capire dove son passato, Signor sindaco, Non mi chiami sindaco, Scusi, è la forza dell’abitudine, le confesso che mi sento sconcertato, Attenzione, lo sconcerto morale, parto dal principio che il suo sconcerto sia morale, è il primo passo nel cammino che conduce all’inquietudine, da lì in poi, come a voi piace tanto dire, tutto può accadere, Sono confuso, non so che pensare, signor sindaco, Cancelli la registrazione, ai suoi padroni potranno non piacere le ultime parole che ha detto, e non mi chiami più sindaco, per favore, Avevamo già spento la telecamera, Meglio per lei, così eviterà guai, Si dice che la manifestazione ora andrà al palazzo presidenziale, Domandi agli organizzatori, Dove stanno, chi sono, Tutti e nessuno, suppongo, Dev’esserci una mente, questi non sono movimenti che si organizzino da soli, la generazione spontanea non esiste, e tanto meno in azioni di massa di questa portata, Fino a oggi non era successo, Allora vuol dire che non crede sia stato spontaneo il movimento della scheda bianca, È abusivo pretendere di inferire una cosa dall’altra, Ho l’impressione che di questo argomento ne sappia più di quanto vuol fare apparire, Arriva sempre l’ora in cui scopriamo che ne sapevamo molto di più di quanto ritenevamo, e ora mi lasci, faccia la sua vita, cerchi qualcun altro cui fare le domande, badi che il mare di teste ha già cominciato a muoversi, Quello che mi sgomenta è che non si senta un grido, un evviva, un a-morte, una parola d’ordine che esprima ciò che la gente vuole, solo questo silenzio minaccioso che ti fa venire i brividi alla schiena, Migliori il suo linguaggio da film del terrore, forse, in fin dei conti, le persone si sono solo stancate delle parole, Se le persone si stancano delle parole io resto senza lavoro, In tutta la giornata di oggi non dirà cosa più giusta, Addio, signor sindaco, Una volta per tutte, non sono sindaco. La testa della manifestazione aveva compiuto un quarto di giro su se stessa, ora percorreva l’erta salita verso un viale lungo e largo alla fine del quale avrebbe svoltato a destra, ricevendo direttamente sul viso, da quel punto in poi, la carezza del fresco venticello del fiume. Il palazzo presidenziale si trovava a un paio di chilometri di distanza, un percorso tutto in piano. I cronisti avevano ricevuto ordine di non accompagnare più la manifestazione e correre a prender posizione di fronte al palazzo, ma l’idea generale, vuoi tra i professionisti che lavoravano sul campo vuoi nei quartier generali delle redazioni, era che, dal punto di vista dell’interesse informativo, la copertura era risultata una pura perdita di tempo e di denaro, o, volendo usare un’espressione più forte, una indecente zampata nelle palle della comunicazione sociale, o, stavolta con delicatezza ed eleganza, una non meritata disistima. Questa gente non serve neanche per le manifestazioni, si diceva, se almeno lanciassero un sasso, se bruciassero il capo dello stato in effigie, se spaccassero qualche vetro, se intonassero un canto rivoluzionario di quelli di una volta, qualcosa che mostri al mondo che non sono morti come quelli che hanno appena seppellito. La manifestazione non premiò le loro speranze. Le persone giunsero a destinazione e riempirono la piazza, rimasero mezz’ora a guardare in silenzio verso il palazzo chiuso, poi si dispersero e, chi a piedi, chi in autobus, chi ancora approfittando del passaggio di qualche sconosciuto solidale, se ne andarono a casa.

Quello che la bomba non era riuscita a fare lo fece la pacifica manifestazione. Inquieti, spaventati, i votanti indefettibili dei partiti di destra e di mezzo, p.d.d. e p.d.m., riunirono i rispettivi consigli di famiglia e decisero, ciascuno nel proprio castello, ma unanimi nella deliberazione, di abbandonare la città."